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Un tesoro nascosto della letteratura mondiale: Il cavaliere dalla pelle di pantera

Un tesoro nascosto della letteratura mondiale: Il cavaliere dalla pelle di pantera
Riepilogo

C’è un libro che abita nel cuore di ogni georgiano, anche se non tutti lo hanno letto per intero. Un libro che, per secoli, è stato regalato ai novelli sposi, custodito nelle case come un tesoro e citato a memoria nelle conversazioni. Quel libro è Il cavaliere dalla pelle di pantera (ვეფხისტყაოსანი, pronunciare:Vepkhistqaosani), scritto nel XII secolo da Šota Rustaveli.

Per la Georgia, questo poema non è soltanto un capolavoro letterario: è un pilastro dell’identità nazionale, un punto di riferimento che ha accompagnato il popolo georgiano nei momenti di gloria e in quelli di crisi. Non a caso viene spesso definito la “seconda Bibbia” della Georgia.

« Di Šota Rustaveli ci è giunto un solo capolavoro, ma è un’opera che sovrasta l’intera letteratura georgiana e che può reggere il confronto con i più grandi gioielli della poesia mondiale.» scrive Jean-Pierre Mahé.

Chi era Šota Rustaveli?

La figura di Rustaveli è avvolta da un alone di mistero. Sappiamo che visse alla corte della regina Tamara, la grande sovrana che trasformò la Georgia medievale in una potenza culturale e politica. L’epoca del suo regno è considerata l’“Età dell’Oro” della storia georgiana, un periodo di straordinario splendore politico, economico e artistico. «Il cavaliere dalla pelle di pantera è il prodotto dell’epoca più avanzata della Georgia medievale e riflette tutte le conquiste che l’energia spirituale del popolo georgiano ha accumulato e manifestato» scrive Mzagho Dokhturichvili.

Rustaveli era probabilmente un alto dignitario, forse un tesoriere, ma soprattutto un poeta capace di intrecciare tradizioni persiane, arabe e bizantine con una sensibilità profondamente georgiana. Il suo poema, l’unica sua opera che ci è giunta, composto in circa 6000 versi, racconta avventure epiche ambientate in un mondo che porta i colori dell’Oriente, tra regni splendenti, corti raffinate e eroi dall’animo cavalleresco. Eppure, sotto la superficie esotica, si trovano temi universali: l’amicizia, la lealtà, l’amore, il coraggio.

La vita di Rustaveli rimane in gran parte un enigma. Un’antica pittura nel monastero georgiano della Croce a Gerusalemme ci restituisce il suo volto e suggerisce che sia molto probabilmente lì che morì: un frammento fragile, eppure carico di significato, che testimonia il prestigio del poeta già in vita e sembra vegliare sul suo poema e sulla memoria della Georgia. 

Šota Rustaveli è stato la voce fondatrice della Georgia, il poeta che ha saputo dare al suo popolo un linguaggio comune e una visione del mondo.

La “seconda Bibbia” degli georgiani

Perché un poema è diventato così centrale nella cultura di un paese? La risposta sta nella sua funzione simbolica. Nei secoli, Il cavaliere dalla pelle di pantera è stato molto più che un’opera letteraria: era un manuale di valori, un repertorio di immagini condivise, un legame con il passato e anche il testo che ha contribuito in modo decisivo a fissare e nobilitare la lingua georgiana scritta.

«Rustaveli è la Georgia e la Georgia è il cavaliere dalla pelle di pantera». Così definiva il rapporto tra autore e popolo il poeta georgiano Važa Pšavela (1861-1915).

La forza del poema non risiede solo nei suoi versi, ma anche nel modo in cui permea la vita quotidiana dei georgiani, consolidando valori, immagini condivise e la lingua stessa. Non sorprende, dunque, che i versi di Rustaveli siano diventati parte integrante della lingua e della mentalità georgiana.

Non sorprende, dunque, che i versi di Rustaveli siano diventati parte integrante della lingua e della mentalità georgiana.

Serge Tsouladzé, autore di una delle traduzioni del poema in francese, scrive nella sua introduzione: «Uno dei tratti distintivi di quest’opera poetica è l’affinità straordinaria che si è creata con il suo pubblico. Le antiche calligrafie del poema, ornate da splendide illustrazioni, dalle delicate miniature agli ornamenti raffinati, dai disegni semplici e ingenui a quelli sontuosi e complessi, insieme alla consuetudine, durata secoli, di offrire Il cavaliere dalla pelle di pantera come dono di nozze, testimoniano la profonda risonanza che l’opera di Rustaveli ha sempre trovato nel cuore e nella memoria dei suoi compatrioti.

Eppure, fuori dalla Georgia, Il cavaliere dalla pelle di pantera rimane un tesoro nascosto, ancora da scoprire per molti lettori europei.

Perché poco conosciuto fuori dalla Georgia?

Nonostante la sua importanza immensa, Il cavaliere dalla pelle di pantera resta ancora poco conosciuto al di fuori della Georgia. Ci sono almeno tre ragioni principali:

Ragioni storiche e geografiche

La Georgia, per molti secoli, è rimasta ai margini del mondo occidentale, isolata dalla sua posizione geografica e da una storia politica complessa. Dopo l’età d’oro medievale, il paese è diventato terra di conquista, passando sotto l’influenza di grandi imperi come quello persiano, ottomano e infine russo. Questo lungo intreccio di dominazioni ha limitato la possibilità che la sua cultura, e con essa il poema di Rustaveli, potesse circolare liberamente in Europa.

Il poema, pur tradotto e diffuso in Russia, è rimasto confinato alla sfera russofona e non ha raggiunto le grandi capitali letterarie occidentali.

Ragioni linguistiche e culturali

Il testo è scritto in georgiano antico, una lingua del gruppo kartvelico, senza alcun legame con le lingue indoeuropee. Tradurlo significa affrontare un vero e proprio labirinto linguistico e concettuale: il poema è di una ricchezza straordinaria, con termini e immagini che hanno significati specifici, talvolta religiosi, talvolta culturali, difficili da rendere in altre lingue.

Anche i temi universali che affronta — cavalleria, amore, amicizia, valori cristiani — sono calati in un contesto molto diverso da quello occidentale. La cultura cavalleresca georgiana medievale, influenzata anche dal mondo persiano, attribuisce un valore centrale all’amicizia (con legami quasi fraterni), alla lealtà e a una forma di cortesia che non coincide con quella europea.

Una scarsa promozione

Infine, un altro motivo della scarsa notorietà del poema è l’assenza di una vera promozione internazionale. Pur essendo il pilastro dell’identità georgiana, Il cavaliere dalla pelle di pantera non ha mai beneficiato di un lavoro sistematico di traduzione e diffusione paragonabile a quello riservato ai grandi classici russi o occidentali. Le prime traduzioni in lingue europee risalgono soltanto alla fine del XIX e all’inizio del XX secolo, troppo tardi per inserirsi nel canone mondiale della letteratura e dare a quest’opera la risonanza che merita.

Un ponte tra passato e presente


«È indubbio che, nella formazione della cultura georgiana, unica nel suo genere, abbiano avuto un ruolo decisivo sia l’influenza dell’Occidente sia quella dell’Oriente. Proprio dal dialogo, e talvolta dallo scontro, con tradizioni diverse è nata una cultura autenticamente georgiana, irripetibile, capace di sviluppare una visione del mondo originale, fondata sulla libertà di pensiero e sulla fiducia nelle possibilità, fisiche e spirituali, dell’uomo: tratti che incarnano il vero umanesimo.» scrive Mzagho Dokhturichvili

Oggi leggere Rustaveli significa entrare in contatto non solo con una grande tradizione letteraria, ma con un immaginario fatto di figure, emozioni, ideali e valori che ancora parlano a noi. È un modo per avvicinarsi a una civiltà unica e, insieme, per ritrovare qualcosa di profondamente umano. Un viaggio che, credetemi, vale la pena intraprendere.

D.N.

 

Immagini, nell’ordine di apparizione:

Copertina: Tariel a cavallo, 1646, miniatura dal manuscritto "Il cavaliere dalla pelle di pantera" di  Šota Rustaveli, National Center of Manuscripts, Tbilisi, Georgia

Ritratto (o autoritratto) di Šota Rustaveli con l’iscrizione: «A Šota, che ha dipinto (o fatto dipingere) questo, Dio lo perdoni. Amen. Rustaveli». Monastero della Croce, Gerusalemme, allora georgiano e oggi greco.

Incoronazione di Tinatin, 1646, miniatura dal manuscritto "Il cavaliere dalla pelle di pantera" di  Šota Rustaveli, National Center of Manuscripts, Tbilisi, Georgia

Pagina di un manoscritto del 1650, National Center of Manuscripts, Tbilisi, Georgia.

Tariel, 1646, miniatura dal manuscritto "Il cavaliere dalla pelle di pantera" di  Šota Rustaveli, National Center of Manuscripts, Tbilisi, Georgia

Fonti:

Jean-Pierre Mahé, novembre 2002 nella rivista online Clio

https://www.clio.fr/BIBLIOTHEQUE/pdf/pdf_le_chevalier_a_la_peau_de_panthere__l_epopee_persane_du_georgien_chota_roustaveli.pdf

Serge Tsouladzé, Le chevalier à la peau de tigre, Gallimard/Unesco, 1964

Mzago Dokhtourichvili, Bulletin de l’Académie des sciences et Lettres de Montpellier, vol.49., 2018

https://www.ac-sciences-lettres-montpellier.fr/academie_edition/fichiers_conf/DOKHTOURICHVILI-2018.pdf

 

 

 

1 commento

  • Gaya

    Estremamente interessante, è una ricchezza scoprire un’opera e un personaggio così a torto ignorati dalla cultura occidentale!

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