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Alois Nebel: il fumetto ceco che racconta la memoria e la nebbia della Storia

Alois Nebel: il fumetto ceco che racconta la memoria e la nebbia della Storia
Riepilogo

Quando abbiamo deciso di pubblicare in italiano Alois Nebel, sapevamo che non sarebbe stata una semplice traduzione. Portare in Italia questo graphic novel ceco significava offrire al pubblico una storia che affonda le radici nella memoria collettiva dell’Europa centrale, una memoria fatta di confini mobili, traumi storici e silenzi che ancora oggi pesano. In patria, l’opera di Jaroslav Rudiš e Jaromír 99 è considerata un cult, ma la sua forza va ben oltre i Sudeti e la Repubblica Ceca: Alois Nebel parla di tutti noi, di ciò che resta non detto, di ciò che la nebbia della storia non lascia dissolvere.

Un ferroviere tra i fantasmi della Storia

Il protagonista, Alois Nebel, è un ferroviere taciturno che lavora nella piccola stazione di Bílý Potok, ai margini dei Monti Sudeti. Il suo cognome non è casuale: “Nebel” in tedesco significa “nebbia”, e richiama l’atmosfera sospesa che avvolge tutta la sua esistenza e i ricordi che lo perseguitano. Questi luoghi di confine, tra Repubblica Ceca e Polonia, sono stati teatro di alcuni tra i capitoli più drammatici del Novecento: la seconda guerra mondiale, l’occupazione nazista,le deportazioni di massa dei tedeschi dei Sudeti dopo il 1945, il regime comunista e, infine, la transizione democratica dopo il 1989. Tutti questi eventi attraversano la vita di Nebel, non come date da manuale di storia, ma come frammenti che riaffiorano nei suoi pensieri.

Trama e struttura: una narrazione che lascia spazio al lettore

Alois Nebel non racconta una storia in modo tradizionale. Non c’è una sequenza chiara di cause ed effetti. Piuttosto, c’è un flusso di ricordi e immagini che si intrecciano con la vita presente del protagonista. In un momento lo vediamo parlare con un collega, in quello dopo una scena della guerra emerge improvvisa, senza preavviso. Il lettore è invitato a riempire i silenzi, a interpretare le ellissi.

La trilogia originale (Bílý Potok, Stazione Centrale, Zlaté Hory) segue Nebel dal colpo di Praga del 1948 fino agli anni Novanta, passando per un periodo di ricovero in un ospedale psichiatrico. Lungo il cammino, Nebel incontra personaggi marginali ma memorabili: Olda, un senzatetto praghese; Květa, addetta ai bagni pubblici; e figure misteriose che sembrano uscite direttamente da un sogno o da un incubo.

Un paesaggio che è personaggio

Uno degli aspetti più affascinanti di Alois Nebel è il legame profondo con la regione dei Sudeti orientali, dove sorge il villaggio di Bílý Potok. Jaroslav Rudiš e Jaromír 99 sono entrambi originari di quest’area, e si sente. I paesaggi non sono sfondi generici: sono pieni di dettagli autentici, di atmosfere che solo chi conosce quei luoghi può restituire. La montagna, la foresta, la stazione ferroviaria, la nebbia che avvolge tutto: non sono solo scenari, ma reali presenze che agiscono come attori silenziosi della storia.

Lo stile grafico: il bianco e nero come scelta narrativa

Jaromír 99 illustra la storia con un bianco e nero netto, privo di sfumature, che ricorda la linoleografia o il legno inciso. Questo stile crea un’atmosfera cupa, sospesa, fortemente evocativa. I contrasti forti tra luce e ombra diventano metafora della memoria: ciò che è nitido e ciò che resta nell’oscurità. Le figure sono essenziali, i volti scavati, le inquadrature studiate come in un film noir. L’assenza di colore amplifica il senso di sospensione, isola i dettagli importanti, lascia che il lettore percepisca la storia più con l’emozione che con la vista.

Una scrittura essenziale e densa

Se Jaromír 99 lavora di contrasti visivi, Jaroslav Rudiš fa lo stesso con le parole. I dialoghi sono brevi, asciutti, spesso interrotti da silenzi. Non ci sono spiegazioni lunghe o descrizioni minuziose: il contesto emerge da ciò che non viene detto. È un modo di raccontare che richiede attenzione e partecipazione attiva da parte del lettore. Come nella vita reale, a volte ciò che conta non è ciò che viene detto, ma ciò che viene taciuto.

“Alois Nebel è un uomo schiacciato e segnato dalla sua storia: i traumi lo raggiungono di continuo e davanti ai suoi occhi tornano, ancora e ancora, quei treni fantasma che attraversano la sua stazione. Eppure dentro di lui resta una tensione positiva, una spinta verso la luce: affronta i fantasmi, combatte i demoni del passato. È forse proprio questo a renderlo così affascinante e, in un certo senso, così vicino a noi.” dice Jaroslav Rudiš in un’intervista.

La memoria storica come chiave del successo

Alois Nebel non è un fumetto storico in senso stretto. Non mira a insegnare fatti o date. È piuttosto una mappa emotiva dei traumi collettivi. La seconda guerra mondiale, la Shoah, l’espulsione tragica dei tedeschi dei Sudeti, la guerra fredda: tutti questi eventi appaiono nel racconto come ricordi sfocati, sogni inquieti, storie raccontate a mezza voce. Questo approccio – non didascalico ma evocativo – ha toccato profondamente il pubblico ceco, che vi ha riconosciuto un’esperienza intima e condivisa.

Dal fumetto al cinema

Il successo della trilogia ha portato, nel 2011, a un adattamento cinematografico d’animazione diretto da Tomáš Luňák. Realizzato con la tecnica della rotoscopia, il film ha ricalcato i disegni di Jaromír 99 mantenendo intatta l’atmosfera del graphic novel. Nel 2012 vinse il European Film Award per il miglior film d’animazione.

“Volevamo che il film mantenesse la stessa atmosfera del fumetto: quella nebbia che non si dirada mai completamente”, ha spiegato Jaromír 99.

Una ricezione entusiasta 

In Repubblica Ceca Alois Nebel è considerato uno dei fumetti più importanti degli ultimi decenni. La rivista Respekt lo ha definito “l’opera che ha ridefinito il graphic novel ceco”. Viene studiato nelle scuole, esposto in mostre itineranti e citato come esempio di come il fumetto possa affrontare la memoria storica senza perdere forza narrativa.

Perché pubblicarlo in Italia

L’Italia non ha vissuto la stessa storia dei Sudeti, ma conosce bene il peso della memoria, i silenzi, le ferite che il tempo non guarisce. Pubblicare Alois Nebel in italiano significa aprire una finestra su un pezzo di Europa poco conosciuto, ma anche offrire un racconto in cui possiamo riconoscerci. La traduzione italiana, curata da Teresa Mele, restituisce fedelmente il tono originale, mantenendo le sfumature linguistiche e culturali che fanno parte dell’identità dell’opera.

Un ponte tra culture e generazioni

Negli ultimi anni, i graphic novel hanno conquistato un posto di rilievo nella letteratura ceca, uscendo dalle librerie specializzate per entrare in quelle generaliste. Alois Nebel ha avuto un ruolo importante in questo processo, dimostrando che il fumetto può essere letterario, sperimentale, capace di trattare temi complessi. La sua ambientazione in una regione di confine, il suo uso di più lingue e registri, il suo legame con la storia e con la vita quotidiana ne fanno un’opera profondamente europea.

Per il lettore italiano, Alois Nebel è un invito al viaggio: un viaggio nei luoghi della memoria, nelle stazioni dimenticate, nei paesaggi avvolti dalla nebbia, ma anche un viaggio dentro se stessi, alla ricerca di ciò che resta, nonostante il tempo.

Conclusione: un’opera che resta

Alois Nebel non è solo la storia di un ferroviere, né solo un graphic novel. È un’esperienza di lettura che mescola immagini e silenzi, storia e immaginazione, individuale e collettivo. È un libro che attraversa le frontiere geografiche e quelle della memoria.

Per questo, crediamo che meriti di essere letto anche in Italia: perché nel silenzio e nella malinconia di Alois, tra la nebbia e i binari, c’è qualcosa che riguarda tutti noi.

D.N.

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